50. 50
50 è un bel numero tondo. Ed è il numero che segna l’ingresso di Vulnerabile nel suo secondo anno di vita.
Questa newsletter si chiama Vulnerabile e racconta il rapporto con mio figlio, che ha una malattia genetica rarissima. Fa tante cose che appaiono complesse, ma altre, più semplici, restano sfide enormi.
Esce di sabato, che è il nostro momento insieme. O almeno vorrei che lo fosse.
Siamo fermi alla rotonda che ci porta alla sua scuola. Alla mattina c’è sempre molto traffico ed è difficile inserirsi tra un’auto e l’altra. Lui è seduto davanti, di fianco a me. Mette canzoni a raffica dalle sue due playlist.
Sotto c’è L’allegria, mi avvicino molto all’auto davanti, sperando di essere veloce nell’inserirmi nella rotonda. Si attiva la telecamera anteriore, che attira la mia attenzione.
“Lascia stare, per favore, è un momento delicato”
Mento, non è un momento delicato, sono solo attento al traffico e mi sono innervosito perché la telecamera sul display mi distrae.
“Per favore, metti, mettiiiiiii…”
“… la canzone, non riesco ora. Devi aspettare. Proprio aspettare tanto”
Seconda menzogna, mi capita spesso.
Siccome lui è molto impaziente io esagero nella necessità che porti pazienza. Inutile dire che la mia urgenza nel comunicargli che non c’è un’urgenza non è efficace. In effetti è un ossimoro.
Nei precedenti 49 numeri ho raccontato poco questo tipo di scene. Il consenso, il supermercato, i capricci e i giri in autobus, ok. Ma poco del nervosismo quotidiano. E in una vita come la mia c’è molto nervosismo per questi continui piccoli inciampi.
Scrivere ogni settimana, inevitabilmente, mi spinge a selezionare. Qui entrano le storie che mi paiono in qualche misura universali e meno quelle della banalità dei comportamenti che semplicemente “non sono all’altezza”.
In quest’anno sento di aver costruito un racconto che ha una sua coerenza, forse troppa.
Intanto siamo entrati nella rotonda. Da L’allegria siamo passati a Cuoricini. Lui ha già dimenticato l’attesa, io penso ancora se e come raccontarla.
Ci vediamo sabato prossimo.



Non innervosirti Davide non sei il tipo, dopo tutto Stefano ti sentire della musica, ..stai li bel duro !
Rassegnati Davide, la "ten sec generation" non ha pazienza e siamo tutti vittime della loro fatica ad ascoltare il suono della parola 'aspetta' . Fortuna che noi ne abbiamo taaaanta.... non mollare! 🫣
Ps: 50 numero favoloso, grazie per aver resistito fin qui! Ora ti aspettiamo al traguardo delle 100 newsletter ❤️