54. Letto
Siamo tutti in vacanza da prima di Natale. In questo momento, in particolare, mia figlia ed io siamo in montagna e stiamo organizzando il rientro a Milano, mentre mia moglie e mio figlio sono partiti, lasciandoci fare qualche pulizia e chiudere la casa fino alla prossima pausa.
Questa newsletter si chiama Vulnerabile e racconta il rapporto con mio figlio, che ha una malattia genetica rarissima. Fa tante cose che appaiono complesse, ma altre, più semplici, restano sfide enormi.
Esce di sabato, che è il nostro momento insieme. O almeno vorrei che lo fosse.
In questi giorni abbiamo rallentato molto i ritmi. Raramente esco a correre - qui è un po’ freddo - e ci sono pochi programmi.
Mio figlio ed io ci svegliamo comunque per primi, sebbene siamo riusciti ad allungare i tempi del sonno. Così siamo belli pimpanti e con un sacco di idee di attività possibili.
In genere quando lui si alza io ho già fatto colazione e, a volte, anche la doccia. Così preparo qualcosa per lui e iniziamo a inventare mille gite possibili, attività, menù e giochi. La nostra capacità di immaginazione supera di gran lunga quella di azione.
Terminata la colazione pretendo, a fatica, che si dia una lavata alle mani e alla faccia prima di andare a svegliare mia moglie.
Quando, tanti anni fa, immaginavo una famiglia certamente sognavo anche un momento “figli nel lettone”.
La forma che ha assunto questa fantasia ha dei chiaroscuri. Lui in genere entra nel nostro letto abbracciando mia moglie. Io controllo da lontano che contorni assume la situazione e decido se unirmi. Nonostante il sonno, mia moglie è sempre molto festosa con lui. Dialoghi di circostanza (“Hai dormito bene?”, ”Hai fatto dei sogni?”, lui che inventa). Nel giro di qualche minuto spesso li raggiungo e il mio arrivo turba un equilibrio. Lui inizia a innervosirsi e mi spinge fuori dal letto (“Non ci stooooooo”).
Allora me ne vado, a mia volta innervosito. Ma a quel punto anche lui si stanca di stare lì e si alza, scalciando e rendendo brusco il risveglio di mia moglie.
Penso spesso a questa situazione, anche solo, banalmente, per evitarla. È forse una buona metafora della nostra vita familiare: uno spazio condiviso nel quale la vicinanza è bisogno, ma dove stare troppo stretti genera disagio. Non è solo questione di centimetri (a cui tra l’altro terrei anche), è questione di equilibri sottili che si spostano in continuazione.
Mi ci è voluto tempo per capire che quel “non ci stooooo” non è solo un rifiuto personale. È semplicemente lui che difende un suo spazio quando ne sente la necessità. Anche in famiglia bisogna imparare a entrare e uscire dalle stanze con delicatezza e non tutto deve essere sempre condiviso nello stesso istante.
Ci sono mattine in cui questo mi pesa. Anzi, mi scoccia proprio. Altre in cui penso che per stare insieme bisogna sapersi spostare di lato.
Ci vediamo sabato prossimo.



Buon Anno Nuovo alla vostra splendida famiglia, e a Vulnerabile 💟
Bentornati!
Tantissimi auguri di Buon Anno...che le distanze in casa siano sempre quelle desiderate in sintonia! 😊