65. Rompere
Le scatole sicuramente.
Ma soprattutto le cose.
Questa newsletter si chiama Vulnerabile e racconta il rapporto con mio figlio, che ha una malattia genetica rarissima. Fa tante cose che appaiono complesse, ma altre, più semplici, restano sfide enormi.
Esce di sabato, che è il nostro momento insieme. O almeno vorrei che lo fosse.
Mio figlio rompe moltissimi oggetti. Lo fa per noia, a volte, per goffaggine, spesso, per aggressività, ultimamente.
Solo questa settimana ha rotto la custodia del suo tablet, lanciandolo per terra, la lampadina del bagno piccolo, in un momento in cui non lo vedevamo, e inferto gli ultimi colpi al telecomando della tv.
Interagire con lui su questo è difficile. È la mia linea rossa. E vado nel pallone.
Passo dallo sgridarlo (“Ma nooooo, perché hai rotto questo? Guarda che può essere pericoloso, ti puoi anche fare male”) al minacciare conseguenze (“Hai rotto la custodia del tablet? Ok non lo usi più oggi”) al levargli di mano con l’inganno l’ultimo l’oggetto che sta torturando, magari buttandola sul ridere.
Nessuna di queste tattiche funziona. Forse non ho capito cosa c’è sotto: cosa succede, cosa fa, perché lo fa. Forse, appunto, la mia linea rossa.
La mia linea rossa non ha a che fare con oggetti che si rompono accidentalmente. Abbiamo tutti i bicchieri spaiati, ad esempio, ma va benissimo così.
La verità è che mi arrabbio con lui.
Non con la malattia, non con la situazione. Con lui. Con quel gesto lì, con la custodia del tablet che fa volare per terra, con la lampadina che spacca mentre non lo guardo.
C’è una distinzione che per me è netta: rompere per sbaglio non mi tocca. Un bicchiere che scivola, nessun problema. Ma questi gesti mi sembrano voluti e la volontà mi manda in corto circuito.
Non so quanto quella distinzione regga davvero. La sua condizione cambia le coordinate. Quello che io leggo come scelta, per lui potrebbe essere impulso, incapacità di vedere le conseguenze. Non cattiveria.
Eppure mi arrabbio lo stesso.
Da qualche parte continuo ad aspettarmi che le regole normali valgano. Che lui possa scegliere diversamente. Un’aspettativa ostinata e irrazionale, che si inceppa ogni volta su una custodia rotta.
Mia moglie dice solo: “Appoggialo lì”. Raramente: “Non romperlo”. Lei quell’aspettativa l’ha già lasciata andare.
Per ora la appoggio lì, anche io.
Ci vediamo sabato prossimo.



Quella di Renata é in effetti una buona e saggia idea, applicabile ad ampissimo spettro!
Lui sa che tu ti arrabbierai 😌
Scontro/sfida generazionale. Segnale di crescita e autonomia 🥰