68. Teatro
“[11:05, 10/04/2026] Re: dopo un po’ ha paura e andiamo a fare un giro in bagno e sta un po’ fuori e poi rientriamo, te ne accorgi perché diventa tutto freddo con le mani fredde e ha paura
[11:05, 10/04/2026] Re: aspetta solo la sigla finale per cantare”
Questa newsletter si chiama Vulnerabile e racconta il rapporto con mio figlio, che ha una malattia genetica rarissima. Fa tante cose che appaiono complesse, ma altre, più semplici, restano sfide enormi.
Esce di sabato, che è il nostro momento insieme. O almeno vorrei che lo fosse.
Ieri mattina mia moglie mi ha dato su WhatsApp, oltre ai biglietti, qualche indicazione su come accompagnare mio figlio a teatro. Accadrà tra poche ore.
La cosa mi ha molto stupito: è ormai da diversi mesi che, grazie a una bellissima iniziativa di Portami per mano Onlus, mio figlio frequenta il teatro. È diventata talmente tanto una consuetudine che ogni volta che qualcuno, anche in un discorso generico, pronuncia il termine “teatro” lui interrompe: “Carcano?”.
Non solo. Gli spettacoli selezionati sono adatti a un pubblico molto diverso, tendenzialmente di bambini. Ci sono tutti i classici, ripensati con ironia e in modo intelligente: da Cappuccetto Rosso a Zorro. Oggi a noi tocca Sogno di una notte di mezza estate. La compagnia è sempre la stessa, Fantateatro. Lui conosce tutti e credo che anche gli attori conoscano bene lui che, durante la canzone finale, balla sempre sotto al palco.
Per varie ragioni, è sempre stata mia moglie a portarlo. Io conosco solo la sigla finale (che mi propone in auto quasi ogni mattina) e la sua passione per quegli spettacoli.
Mi ha, quindi, molto stupito il messaggio di ieri mattina. Mi sono reso conto che la sua relazione, apparentemente molto forte, con questi momenti è, in realtà ambivalente. Passa probabilmente dal disagio di trovarsi di colpo nel buio della sala al timore della rappresentazione all’esplosione, anche fisica, finale in cui tutti possono alzarsi, ballare e cantare la sigla.
Anche la mia vita passa così. Non c’è quasi niente di importante che non abbia, da qualche parte, un momento di freddo. Un momento in cui vorrei essere altrove. In cui aspetto che passi, prima di rientrare. Anch’io cerco la mia sigla finale, quel momento in cui la tensione si allenta. Lui forse è più saggio: sa che quel momento arriva e aspetta.
Vi farò sapere come è andata. Ci vediamo sabato prossimo.


In un certo senso lo capisco: a me non sempre piace l'effetto dell'atmosfera creata da un film o da una rappresentazione teatrale. Sono particolarmente sensibile all'effetto della musica. Ingigantisce certe emozioni e spesso sento disagio.
Capita anche a me, con ogni libro, film o spettacolo. Credo che sia quel momento di incertezza che ti coglie quando stai per lasciarti andare a qualcosa di nuovo, diverso, emozionante. La paura sottile di lasciarsi andare perché sai già che ripartirai con qualcosa in più dentro o anche qualcosa di meno. Buon teatro a Stefano, buona vita a te🥰