75. Privato?
“Privato?”
“No, l’ascensore è uno spazio pubblico”
Questa newsletter si chiama Vulnerabile e racconta il rapporto con mio figlio, che ha una malattia genetica rarissima. Fa tante cose che appaiono complesse, ma altre, più semplici, restano sfide enormi.
Esce di sabato, che è il nostro momento insieme. O almeno vorrei che lo fosse.
È mattina, stiamo andando a scuola e mio figlio ha appena schiacciato “0” invece di “-1”: dovremmo prendere l’auto in garage. Faremo una tappa in più.
Miracolosamente siamo in orario e anche rilassati. Tutto è filato liscio e lui ieri è stato dalla pedagogista che ci sta aiutando su diversi fronti, tra cui quello di comprendere meglio, ora che ha 14 anni, il comportamento da tenere nei diversi contesti.
Il bagno è uno spazio privato, quindi si può stare tranquilli, da soli. Anzi, se si vuole entrare bisogna bussare, cosa che lui non fa mai ed è forse quella che più mi indispettisce.
L’ascensore, appunto, è uno spazio pubblico.
Consideriamo il soggiorno uno spazio pubblico, quindi non si può andare in giro nudi. Figuriamoci poi se uno può fare la colazione nudo, cosa di cui abbiamo brevemente discusso prima di prendere l’ascensore.
La strada è uno spazio pubblico, anzi, molto pubblico e quindi bisogna essere particolarmente rispettosi.
A proposito di rispetto, una particolare forma è quella degli spazi altrui. Quindi non si abbracciano le persone, a meno che non si sia chiesto il permesso.
L’elenco sarebbe molto lungo. Lui sembra conoscerlo anche nei casi più particolari. Probabilmente è in grado di raccontare come gestirebbe in modo accettabile la situazione in cui la mamma è in bagno, ma con la porta aperta perché si sta truccando e, quindi, probabilmente, non si infastidisce se entra qualcuno a prendere un pettine o un profumo.
Ha una consapevolezza molto elevata, ma teorica. Quando si passa alla pratica la mappa che abbiamo cercato negli anni di disegnare con lui resta in tasca. Non perché non la conosca. È che conoscere una mappa non significa saper camminare.
Allo “0” aspettiamo che le porte dell’ascensore si richiudano. Gli dico la solita cosa: “Devi pensare prima di fare”.
“Va beeeene”.
Ci vediamo sabato prossimo.
È inutile pretendere di riassumere una persona in blocco. Bisogna lavorare su accenni, non proprio su quello che si dice e non del tutto su quello che si fa.
Viriginia Woolf, La stanza di Jacob



Guarda combatto ogni giorno con i miei figli su questo. Ora il mio grande pretende addirittura le padelle 'private'... per cuocere il suo pollo e per la seconda il concetto di privato non si applica a niente se non alle sue cose. Beviamoci su una birretta alla prima occasione 🙃!
Teoria: eccellente
Linguaggio diplomatico ("va beeene"): idem
Beeene!