76. Festa
“Ma come faremo noi senza di lui?”
Io abbozzo. La commessa della scuola media ridacchia mentre lui gira tra le persone abbracciando e urlando “ciaoooo” a tutti.
Questa newsletter si chiama Vulnerabile e racconta il rapporto con mio figlio, che ha una malattia genetica rarissima. Fa tante cose che appaiono complesse, ma altre, più semplici, restano sfide enormi.
Esce di sabato, che è il nostro momento insieme. O almeno vorrei che lo fosse.
Siamo alla festa di fine anno. Che poi, per lui e per noi, è la fine di un ciclo. La prossima settimana ci saranno gli esami che, anche nella forma strana e ipersemplificata pensata per lui, catapulteranno mio figlio nell’ignoto delle superiori. E, come tutte le cose che interrompono ritmi e tempi certi, questo passaggio ci preoccupa.
Dobbiamo innnanzitutto sistemare l’estate, tra centri, nonni, zia e tempo ottimizzato e strappato ad altre cose, che evidentemente non sono mai così importanti. Poi ci aspetta un inserimento particolarmente difficile alle superiori, ma ora di settembre ci penseremo.
Nel frattempo lui si gode la festa. Riesce ad essere contemporaneamente a fuoco e fuori luogo.
Fuori luogo perché i suoi compagni hanno gusti, comportamenti e atteggiamenti da adolescenti. Alcuni si abbracciano, le ragazze hanno molto curato trucco e outfit, uno sguardo macho abbraccia con tenerezza un fratellino piccolo. Ricchi e Poveri, TonyPitony, Sal Da Vinci in sottofondo. Più altre cose che non riconosco ma non mi sembrano degne di nota.
Penso tuttavia che, in questo scollamento totale rispetto al contesto, lui è a fuoco. Principalmente perché si sente a suo agio. Perché non sa di essere fuori luogo. Non lo calcola, non lo misura. Abbraccia e urla “ciaoooo” e per lui è semplicemente quello che si fa a una festa: dare, esserci, riempire lo spazio.
Io invece lo so. E sto lì con quel sapere addosso, sempre a pochi metri da lui, con la paura che disturbi o faccia qualcosa che non va. In genere lo seguo come un’ombra, raramente intervengo. E mentre mi chiedo se lui percepisca la mia vicinanza ingombrante, lo osservo con piacere mentre, calmo e seduto per lunghi interminabili minuti, guarda una sorta di Master Chef organizzato dalla scuola, con impacciatissimi ma fieri camerieri che portano a una giuria improvvisata un’esplosione di lemon zest, avocadi e risotti ai mirtilli.
Per poco smetto di seguirlo. Non so perché, forse sono stanco, forse penso che sia con mia moglie. Mi fermo e lo guardo da lontano mentre attraversa il giardino della scuola, si avvicina a due ragazze, dice qualcosa, si fa offrire delle patatine. Regge. Funziona da solo, nel mezzo di tutto questo, e regge.
Non so se mi solleva o mi spezza un po’. Forse tutte e due le cose, in un ordine sbagliato.
Ma come faranno loro senza di lui? Non lo so ancora. Ma lui, forse, non se ne interessa.
Ci vediamo sabato prossimo.



Momenti commoventi, descritti in modo maestoso, Davide. Grazie per aver condiviso queste scene e i tuoi pensieri durante questa giornata importante. Auguri a tutti per un'estate rilassante e senza crisi!
Teoria e pratica, ci si scervella tanto e poi Stefano riesce a rendere "pratica" quotidiana la "teoria" ritmata e sempliciotta di Raffaella Carrà:
"Ma sì che va ma sì che va... Se non va non va non va
C'è una novità:
Sai quanto me ne importa? Che me ne importa a me?
Per una che va storta una dritta c'è...
Restare fermi non si può
Mi butto nella mischia
Seguitemi un po'!"
Non per niente è nella sua playlist...
☺️