63. Bilbao
Lo scorso fine settimana sono stato a Bilbao con mia figlia. Da qualche anno, mia moglie ed io cerchiamo di passare un weekend da soli con i figli, a turno.
Girare una città con una ragazza quasi diciannovenne ricca di interessi e di curiosità è un privilegio. Abbiamo riso, scherzato e vissuto i luoghi in modo intenso.
Questo ha dato ossigeno a tutti, anche a chi è rimasto a casa.
Questa newsletter si chiama Vulnerabile e racconta il rapporto con mio figlio, che ha una malattia genetica rarissima. Fa tante cose che appaiono complesse, ma altre, più semplici, restano sfide enormi.
Esce di sabato, che è il nostro momento insieme. O almeno vorrei che lo fosse.
“Grazie del biglietto” ha detto mio figlio quando l’abbiamo sentito la prima sera.
Gli avevamo infatti lasciato un foglio in cui gli intimavamo di non litigare (“Non fare gatto gatto con la mamma”, cane e gatto). Dalle call serali ci è sembrato che la raccomandazione avesse funzionato.
La prima sera abbiamo preso la funicolare di Artxanda, che porta a un bel punto panoramico. Il pensiero è stato di documentare subito questo momento per mio figlio che ama vedere i video di treni e mezzi di trasporto. Abbiamo commentato il fatto che ci fosse un solo capitano (conducente) e che la salita fosse veloce. Ancora adesso, a distanza di una settimana, chiede di vedere quei filmati.
In tre giorni, per lui, abbiamo: acquistato un Toblerone con la scritta “Spain”, delle calze con delle motociclette, mandato una decina di foto e altrettanti messaggi, chiamato un paio di volte al giorno.
“Ti manchiamo?”
“Sììììì”
“Non è vero, menti”
“Sì”
Risate.
Mentre ridevo pensavo che in qualche modo mi mancasse, ma non mi pesasse la sua assenza.
Cosa ha fatto lui in quei tre giorni? Il venerdì è stato con sua zia. Sabato falegnameria, pranzo dai nonni. Cose normali. C’era una fiducia silenziosa nell’aria, non dichiarata, non negoziata. Ognuno nel posto giusto, ognuno bene.
Prendersi cura richiede di essere curati. Anche da se stessi. Anche da tre giorni di silenzio.
Ci vediamo presto.



È fondamentale ricaricare le pile, d'altronde se ci pensi anche le hostess degli aerei ricordano sempre, in caso di pericolo, di indossare la maschera d'ossigeno e poi aiutare gli altri a fare lo stesso. Sono contenta per voi tutti, un abbraccio e buon week end!
Bravi, anche io da qualche anno ho preso l'abitudine di un viaggio in solitaria con un figlio alla volta. Ad oggi i più belli della mia vita